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Progetti

Il Progetto di Natale : Orfanotrofio di Etang-Rey ad Haiti

A Etang-Rey, tra le montagne di Miragoâne, a 96km. Da Port-au-Prince, la capitale di Haiti, sorge la comunità delle Piccole Serve di Gesù Ostia.

La loro casa è semplice, pochi stanzoni comuni, dove si condivide tutto cominciando dalle difficoltà. Mancano molte cose tra cui l’acqua corrente, che viene attinta al fiume, l’energia elettrica è fornita da un piccolo generatore. Il telefono? Ricchezza di primo mondo! Il collegamento elettronico per la posta? Fantascienza! La posta ordinaria? Sì, ma a Port-au-Prince, due ore di macchina!

All’esterno della Casa delle Suore la situazione non è migliore, anzi… Attualmente, Haiti occupa la 153esima posizione su 177 paesi classificati in base all'Indice di Sviluppo Umano. No, non parliamo di Africa, ma del paese più povero delle Americhe: la Repubblica di Haiti, che si estende sul versante occidentale dell’isola di Santo Domingo

Nonostante tutto, la piccola Comunità di Suore, ha aperto la loro casa a chi era rimasto solo e che, da solo, non ce la poteva fare. È nato così, l’orfanotrofio di Etang Rey, con la stessa semplicità di un seme che germoglia al tepore del primo sole primaverile. E come ogni cosa bella che viene alla luce, subito la notizia si è diffusa, prima a fatica e poi con un eco più forte, tanto forte che è arrivato fino a noi, portando con se una domanda altrettanto semplice: volete portare qualche goccia d’acqua a questo fragile germoglio?

Si potrebbe dire di no, o, meglio ancora, metterci al sicuro dietro una frase inattaccabile, quasi meritevole: “Non è che non voglio, ma non posso…”

Invece, noi abbiamo voluto dire un sì forte, facendolo diventare il nostro impegno per le iniziative del Natale che sta arrivando.

Per quest’anno vogliamo proporvi qualcosa di più, che va aldilà degli oggetti proposti nei nostri mercatini, lanciando l’idea “Per la Sacca di Babbo Natale”.

Vi proponiamo una donazione al Ponte Missionario al posto del consueto regalo, fatta a nome vostro e indicando nella causale “Per la Sacca di Babbo Natale e per amore di …” (nome della persona alla quale donerete il c/c).

Lo so è una proposta scandalosa, come il pane raffermo gettato nei cassonetti il lunedì mattina, come dimenticare che Natale significa speranza, come avere il coraggio di ammettere e di dire a chi amiamo “abbiamo già abbastanza, esistono anche gli altri”.

Ma questo dono significa anche “ho tutto perché ho te, la gioia di viverti accanto e di fare lo stesso cammino, una gioia così grande che nessun regalo può rendere il Natale più prezioso”: “Se volete e se potete” partecipare a quest’iniziativa per l’Orfanotrofio di Etang Rey sappiate cosa serve e quali sono i costi:

Un letto€ 15,00
Un flacone di vaccino contro il morbillo€  3,00
Una scatola di latte in polvere€  3,00
Un set scolastico per 1 anno (astuccio e quaderni)€ 10,00

 

Per aderire all'iniziativa: c/c postale n. 60751187 intestato a “Il Ponte Missionario – onlus”, nella causale “Per la Sacca di Babbo Natale per amore di …”

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E' Natale
(Beata Madre Teresa di Calcutta)
E' Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tieni la mano.
E' Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l'altro.
E' Natale ogni volta che speri con quelli che disperano.
E' Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e le tue debolezze.
E' Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere in te e poi lo doni agli altri.
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Un altro natale è possibile
(Alex Zanotelli)
Un altro Natale è possibile: ci può essere ancora un Buon Natale!
Con il Natale la vita vince nonostante tutto. Ogni bimbo che nasce è il segno che Dio non si è ancora stancato dell'umanità (Tagore).
Viola, la perla bianca di Chiara nata nel cuore della ricca Brianza ha davanti a sé ottanta anni di vita (se tutto va bene) e una dote iniziale di 25.000 euro.
Njeri, la perla nera di Rachele, nata nella baracca di Korogocho ha davanti a sé quaranta anni di vita (se tutto fila liscio) e una dote inziale di soli 250 euro.
Due mondi, due bimbe, divise da un invisibile muro di vetro. La prima, Viola, fa parte del 20% dell'umanità che si "pappa" l'83% delle risorse mondiali. La seconda, Njeri, fa parte dell'oltre un miliardo di "esuberi umani" che devono accontentarsi dell' 1,4% delle risorse, costretti a vivere con meno di 1 dollaro al giorno: sono gli innocenti di cui si rinnova la strage oggi: e Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata perché essi non ci sono più.
Milioni di bimbi muoiono di fame, malattie, aids: un bimbo muore di fame ogni due secondi, 11 milioni ne muoiono all'anno per malattie meno gravi di un raffreddore, centinaia di milioni non inizieranno neanche la prima elementare.
Due mondi, due Natali. Il nostro è il Natale dell'opulenza, delle luci, dei regali del consumismo degli affari. E' un business senza fine, è uno shopping anche di domenica. Questo sfavillio di luci natalizie sembra un meraviglioso "acquario" in cui guizzano costosissimi pesciolini esotici. A scrutarlo centinaia di milioni di bimbi dal volto scuro che guardano affascinati l'acquoso ed esotico luccichio. Fino a quando la parete di vetro proteggerà il banchetto degli esotici pesciolini?
Per assicurarci che la parete di vetro sia davvero infrangibile e ci protegga eternamente da quei visi sognanti di bimbi affascinati noi investiamo somme astronomiche in armi: Usa ed Europa nel 2003 programmano di spendere 750 miliardi di dollari.
Un altro Natale non solo è possibile ma è urgente e necessario! Boicottiamo il Natale dei pesciolini esotici: il Natale dei consumi, dei regali, degli affari, un Natale "pagano" che ha ben poco da spartire con quel Bimbo che nasce in una mangiatoia alla periferia dell'impero, fuori dell'acquario anche lui indistinguibile volto nero in mezzo agli altri volti scuri.
Diciamo no al consumismo vieppiù indotto e incentivato e diciamo sì alla festa natalizia della famiglia allargata a nonni, cugini, zii, nipoti ma anche alla famiglia dell'immigrato che lavora per noi o che ci è più vicino.
Diciamo no al decadente e ripetitivo tango di regali, e diciamo sì ad un consumo critico, al regalo fatto in casa con amore e con le proprie mani, o a quello equo e solidale di lavoro fatto "in dignità".
Diciamo no alla stupida pervasività televisiva e diciamo sì alle relazioni umane in famiglia, ritornando a raccontarci gioie e dolori e a riprendere confidenza con l'immaginario, la fiaba prendendo a cuore anche la bellezza del celebrare insieme il fascino del Natale.
Diciamo no alla violenza e alla guerra e diciamolo con fierezza, e diciamo sì alla pace e alla nonviolenza con evidenza mettendo bandiere arcobaleno ai nostri balconi e camminando con uno "straccetto bianco di pace". Solo così il Natale ritornerà ad essere la festa della vita che farà rifiorire la speranza di un altro mondo possibile.
Coraggio, dunque, ci può ancora essere un Buon Natale!
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Il Natale visto da Gandhi
(Mahatma Gandhi)
Non si dovrebbe celebrare la nascita di Cristo una volta all'anno, ma ogni giorno, perché Egli rivive in ognuno di noi. Gesù è nato e vissuto invano se non abbiamo imparato da Lui a regolare la nostra vita sulla legge eterna dell'amore pieno. Là dove regna senza idea di vendetta e di violenza, il Cristo è vivo. Allora potremmo dire che il Cristo non nasce soltanto un giorno all'anno: è un avvenimento costante che può avverarsi in ognuna delle nostre vite. Quando la legge suprema dell'amore sarà capita e la sua pratica sarà universale, allora Dio regnerà sulla terra come regna in cielo. Il senso della vita consiste nello stabilire il Regno di Dio sulla terra, cioè nel proporre la sostituzione di una vita egoista, astiosa, violenta e irragionevole con una vita di amore, di fraternità, di libertà, di ragione. Quando sento cantare "gloria a Dio e pace in terra agli uomini di buona volontà" mi chiedo oggi come sia reso gloria a Dio e dove ci sia pace sulla terra. Finché la pace sarà una fame insaziata, finché noi non saremo riusciti a rinascere come uomini illuminati dallo Spirito, a instaurare con le persone rapporti autentici di comunione da cui siano estranei i sorrisi forzati, l'invidia, la gelosia, la falsa cortesia, la diplomazia, finché non avremo come senso della vita la ricerca della verità su noi stessi, del giusto, del bello, finché non saremo capaci di spogliarci dell'inautentico, di ciò che abbiamo di troppo a spese di coloro che non hanno niente, finché continueremo a calpestare i nostri sogni più belli e più profondi, il Cristo non sarà mai nato.
Quando la pace autentica si sarà affermata, quando avremo sradicato la violenza dalla nostra civiltà, solo allora noi diremo che "Cristo è nato in mezzo a noi". Allora non penseremo tanto ad un giorno che è un anniversario, ma ad un evento che può realizzarsi in tutta la nostra vita. Se dunque si augura un "buon Natale" senza dare un senso profondo a questa frase, tale augurio resta una semplice formula vuota.

 

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