E' l'anno 2005. E' una stagione difficile per il Malawi.
Il raccolto nei campi è stato bruciato dal sole.
Le piogge sono state portate altrove da venti implacabili.
Un anno di fame stà entrando nelle capanne dei nostri villaggi.
Fame e silenzio. Soprattutto il silenzio.
Nemmeno la luna piena riesce ad convincere le ragazze a danzare attorno al fuoco.
Anche i tamburi si sono spenti.
Mentre il mondo ha perso un Papa che tutti hanno pianto
La diocesi di Mangochi sta vivendo un calvario infinito.
E ancora non sembra di esserci giunti.
E c'è una domanda che nessuno vuole fare.
Dove andiamo?
Ambuye.
Ci siamo ritrovati troppe volte quest'anno a piangere.
E i nostri santuari sono diventati la chiesa di Redona,
improvvisamente trasformata in una succursale africana,
la cattedrale di Mangochi, che ha riletto tutte le pagine del suo messale per i vivi e per i morti,
la chiesa di Balaka che ripete troppo spesso rintocchi tristi
la chiesa della Tribulina dove tutto era cominciato.
Queste sono le nostre chiese per questa stagione difficile.
Oggi siamo obbligati a diventare adulti. Ci sentiamo un pò persi, come il giorno dell'iniziazione
quando dal bosco i ragazzi ritornano adulti a casa. E non sanno ancora come devono comportarsi.
Avevamo con noi un padre che per trent'anni ci ha fatti crescere
passando dalle missioni di Mpiri, Namwera e poi Mangochi.
Il Vescovo Alessandro Assolari come una madre è riuscito a sfamarci tutti,
la fame della Parola e la fame quotidiana che lo aveva fatto per noi contadino.
Avevamo con noi una guida sicura.
Prima i lunghi anni silenziosi del colonialismo e della dittatura,
poi il coraggio di provocare un salto politico impensabile,
poi gli imbrogli della democrazia ...
Sempre in prima fila come aveva imparato nella casa degli Assolari.
Il Vescovo Alessandro Assolari era riuscito a reinventare per ogni stagione
una parola ferma dentro ad un dialogo aperto a tutti.
Avevamo con noi un missionario a tempo pieno
Una vita spesa tutta, sempre e di corsa, per raggiungere tutti.
Per questo tutti in Malawi sono raccolti assieme a voi.
Centinaia di migliaia di cristiani, battezzati, confermati nella fede,
accompagnati giorno dopo giorno.
E l'Africa riassume così la missione del Vescovo Alessando Assolari
"si fidava sempre di noi africani".
Avevamo con noi un sogno.
Invecchiando il sogno si faceva sempre più grande.
Sognava la chiesa mescolandoci dentro la forza degli apostoli,
alcuni spezzoni ripresi tali a quali da San Luigi da Montfort e un mondo che vedeva amico.
Un sogno fatto di oltre 250 scuole costruite, chiese e dispensari, falegnamerie e stazioni radio...
una diocesi costruita quasi dal nulla,
una grande famiglia che abbracciava un numero infinito di fratelli e sorelle musulmane,
tua gioia e sofferenza.
Un sogno che è entrato nella nostra vita.
Siamo noi, i cristiani che hai reso orgogliosi della fede che ci hai insegnato
Siamo noi i tuoi preti, i tuoi seminaristi per cui hai speso tutto.
Siamo noi che anche sulla tua parola continueremo a buttare la rete dei pescatori di uomini.
Vescovo Alessandro Assolari,
africano da sempre e per sempre
quanto avremmo voluto averti con noi assieme al Vescovo Luciano Nervi.
Chissà questa sera quanto avrete da racontarvi.
Chissà con quante preoccupazioni verremmo a scomodarvi anche in cielo.
E ti racconteremo ancora della fame al villaggio
dei pesci nel lago, dei bambini ammalati,
Non preoccuparti che ti raccontiamo sempre la filastrocca della fame e della miseria.
Tanto lo sappiamo che anche dal cielo sarai con noi.
Assiemeai tuoi cari, ai cristiani della tua tribù
C'è tutta la tua chiesa ad accompagnarti.
Aspettiamo l'alba. Aspettiamo in veglia la Pentecoste.
Per non aver più paura. Proprio come ci hai insegnato.
Zikomo, Ambuye
Aprile 2005
