Teste e pance innaturalmente gonfie, schiene curve, braccia scheletrite, occhi gonfi e persi nel buio, sono queste le immagini di tanti bambini e adulti che ho lasciato in Malawi alla mia partenza per l’Italia dove trascorrerò un breve periodo di vacanza.
Per il Malawi, una piccola repubblica dell’Africa centro meridionale, la carestia non è una novità, nel passato abbiamo avuto altre annate di siccità e di fame ma, quella di quest’anno, è stata una tragedia senza precedenti.
Il Paese non doveva essere in queste condizioni: è vero, negli ultimi due anni, il cattivo tempo aveva distrutto gran parte del raccolto, ma il disastro è dovuto all’incapacità e alla cattiva amministrazione del governo, alle mancate riforme agricole ma, soprattutto, alla vendita disastrosa delle riserve dei cereali, da parte di chi sta al potere.
Per la gente del Malawi, il mais è l’alimento principale, ma dallo scorso mese di dicembre, trovarlo era un’avventura, chi l’aveva, lo aveva comperato in precedenza a prezzi stracciati, per rivenderlo ora a prezzi proibitivi. Per cinquanta chili di grano si chiedono fino a 1.500 Kwacha pari a 25 €, quando, il salario base per i pochi fortunati che hanno un lavoro (16%) è di 1.200 kwacha al mese pari a 21 €.
“Più che la fame poté il digiuno” direbbe il nostro Dante. Nel mese di febbraio, quando nei campi di grano apparvero le prime pannocchie si dovette assistere a scene dantesche:
Un ragazzo di sette anni si azzarda a strappare una pannocchia ancora sul fiorire, la madre lo percuote, alla sera morirà.
Un padre, d’accordo con la moglie e il figlio, organizzano di notte un furto nel campo di un vicino, sono sorpresi, la moglie e il figlio riescono a scappare, lui resta gravemente ferito dalla lancia, morirà dopo pochi giorni all’ospedale.
Il vociare di un gruppo di persone che passa accanto alla missione mi obbliga ad uscire: hanno preso Mavuto, un giovane già famoso per alcuni furti fatti in precedenza e di cui porta i segni visibili sul suo corpo: ambedue le orecchie mozzate, un braccio monco, ora la folla inferocita è alle prese con le sue gambe, il mio intervento salva quella sinistra ma la destra dovrà essere amputata.
Scene raccapriccianti, ma la fame è fame, ad alcuni aguzza l’ingegno, ad altri fa perdere il controllo e suscita reazioni che portano al delirio.
In questo periodo, il Malawi è un paese provato oltre misura, merita la nostra attenzione e compassione: come se l’AIDS non bastasse a mietere vittime e ad accrescere il numero degli orfani, ultimamente sono riapparsi il colera e la peste bubbonica, mentre gruppi umanitari sostengono che migliaia di adulti e bambini sono già morti per malattie collegate alla mancanza di cibo e la situazione è destinata a peggiorare se non arriveranno subito gli aiuti.
Ritornando in Malawi, vorrei portare la solidarietà di tanti italiani per comperare sementi, grano, fertilizzante e medicinali per i più bisognosi.
E’ data a chiunque la possibilità di fare un’offerta usando il conto corrente postale n. 60751187 Intestato a 'Il Ponte Missionario - ONLUS' causale: “Grano per il Malawi”.
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Gli Orrori della fame
Padre Francesco Perico
